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Campionati
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Incubo finito ora sotto con il mercato
Incubo

L’incubo è finito, il fango non c’è più. Restano gli strascichi e i segni della sofferenza, ma il cielo è tornato ad essere limpido. Niente penalizzazione, niente sospetti. La storica cavalcata dalla D alla A è immacolata, anche se nessuno dimenticherà questi tre mesi infernali. Ora per il Parma è tempo di immergersi nel calciomercato. Bisogna fare in fretta, perché il tempo stringe: il mercato chiude la prossima settimana. D’Aversa ha una rosa piena di esuberi, di stipendi che pesano, di giocatori in età avanzata difficili da piazzare, considerando anche gli stipendi da capogiro che percepiscono nel Ducato. Bisogna sfoltire (il solito problema) e poi rinforzare. La squadra è incompleta, mancano almeno 4-5 giocatori di spessore per poter partecipare alla lotta salvezza, altrimenti sarà un’impresa ai limiti dell’impossibile. Attacco e centrocampo sono i reparti che necessitano maggiori interventi. Basta con le fantasie e le storie da fantascienza a cui Sportparma non ha voluto partecipare: ci riferiamo a Balotelli. Giocatore fantastico per una neopromossa, ma il Parma non può permetterselo. Chi continua a parlarne lo fa solo per scopi mediatici (la “povera” guerra dei click).
Il direttore sportivo Daniele Faggiano ha un budget risicato e lo si è capito sin da subito, tant’è che fino ad oggi, escluso Biabiany, sono arrivati solo giocatori in prestito o a parametro zero. Quel poco che resta del budget servirà ad animare le ultime 72 ore di mercato che si preannunciano scoppiettanti. In questa calda estate sono circolati nomi di tutti i tipi, anche troppi. La verità è una: la rosa del Parma è incompleta. Il presidente Lizhang non concederà alcun extra budget, anche perché tra gli investimenti della stagione 2018-19 rientrano anche il Centro Sportivo di Collecchio, la ristrutturazione dello stadio Tardini e il riscatto di giocatori come Ceravolo, Dezi e Gagliolo. Passaggi indispensabili, certo, ma il mantenimento della categoria (serie A) deve essere la priorità; perché una retrocessione avrebbe effetti devastanti dal punto di vista economico e non solo.